Animo.
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mercoledì, giugno 01, 2011
giovedì, febbraio 03, 2011
Apparenze
Dal vostro punto di vista capisco che sembra proprio che non stia facendo un tubo, invece il fatto è che, forse, sto facendo troppo.
Sul tavolo ballano un bel po' di progetti interessanti (oltre che un sacco di disegni "alimentari" eringraziamoiddìo). Qui sotto trovate delle tavole tratte da tre libri che mi stanno appassionando e che –a meno di catastrofi– dovrebbero vedere la luce prima di altri.
una graphic novel...



una graphic novel per ragazzi...


un'altra cosa segreta (per ora)...



Più avanti vi darò notizie più precise, per il momento sono felice di poter dire che due di questi progetti saranno in compagnia della mia scrittrice preferita.
Ricreazione finita. Ci sentiamo presto (spero).
Sul tavolo ballano un bel po' di progetti interessanti (oltre che un sacco di disegni "alimentari" eringraziamoiddìo). Qui sotto trovate delle tavole tratte da tre libri che mi stanno appassionando e che –a meno di catastrofi– dovrebbero vedere la luce prima di altri.
una graphic novel...



una graphic novel per ragazzi...


un'altra cosa segreta (per ora)...



Più avanti vi darò notizie più precise, per il momento sono felice di poter dire che due di questi progetti saranno in compagnia della mia scrittrice preferita.
Ricreazione finita. Ci sentiamo presto (spero).
lunedì, agosto 23, 2010
Se a qualcuno può interessare...

... ho cominciato a lavorare seriamente alla nuova storia.
... scrivo e disegno quasi contemporaneamente, (forse era quello che mi è mancato nel tentativo con "Shakespeare in-folio"), non aspetto di avere tutto chiaro, mi accontento di avere in testa il soggetto e una dozzina di pagine dettagliate per volta.
... ho ripreso il programmino giocattolo "Comic life", perché ho scoperto che gli story-board mi asciugano la fantasia, mi sono sufficienti le mie "voci" racchiuse in vignette.
... ogni tanto accenderò una web cam sul mio tavolo. (qui sotto o su http://www.ustream.tv/channel/sualzo) Così in un "auto-Truman show" (non scriverò mai quell'altro nome) potrete vedere en direct come lavoro. (Ma vi interessa? A pensarci bene forse dovrei avvertirvi che passo la maggior parte del tempo a fissare il vuoto o a cancellare furiosamente quello che ho fatto in precedenza.)
Free live streaming by Ustream
lunedì, luglio 12, 2010
Shakespeare in-folio
Mi ricordavo di un'intervista di Massimo Troisi di tanti anni fa e, dopo pochi secondi di ricerca, santo google mi ha depositato le esatte parole:
"sto' aspettando 'e sbaglia' 'o secondo film ... no è perché tutti quanti dicono 'o secondo film è difficile, statte accorto ca 'o sbaglie, cose, allora io me levo 'o pensiero, 'o sbaglio e faccio subito 'o terzo film".
Bene, mi sono levato anche io il pensiero.
E passo subito al terzo libro.
"sto' aspettando 'e sbaglia' 'o secondo film ... no è perché tutti quanti dicono 'o secondo film è difficile, statte accorto ca 'o sbaglie, cose, allora io me levo 'o pensiero, 'o sbaglio e faccio subito 'o terzo film".
Bene, mi sono levato anche io il pensiero.
E passo subito al terzo libro.
sabato, ottobre 17, 2009
Materiali#3
In un libro a fumetti come "L'improvvisatore", lo stile adottato parrebbe non porre particolari problemi col realismo delle ambientazioni e dei personaggi.
In qualche maniera è così, ma mentre lavoravo a questa storia ho sentito la necessità di disegnare partendo da una documentazione abbastanza precisa.
Pur disegnando luoghi e situazioni a me familiari, ho voluto documentarmi per evitare che l'eccessiva confidenza mi facesse cadere nello stereotipo. A cominciare da Elia.
Anche io suono il sax soprano, ma non mi sono mai visto "da fuori" e poi l'identificazione tra me e lui era già abbastanza pronunciata senza metterci anche le fattezze fisiche.
Cercando in internet mi sono fatto una raccolta utilizzando soprattutto immagini di Steve Lacy, che aveva la corporatura giusta, e l'attitudine sullo strumento che richiedeva il mio personaggio.
Ecco un esempio:
Ho utilizzato queste immagini nelle tavole, come repertorio di pose e inquadrature. Così:

Per strumenti più difficili da disegnare, come la batteria, ho fatto dei piccoli studi "dinamici", integrando la mia "esperienza sul campo" con le foto, per cercare di non fare errori di "funzionamento" dello strumento (ora basta virgolette, però!)
Utilizzando poi questi schizzi come modelli durante il disegno delle tavole.

Anche per i luoghi ho fatto una ricerca in internet e un bel giro a fotografare strade, colline e case...


In altre occasioni, erano delle foto trovate su giornali e riviste, per caso, a suggerirmi un'idea per una buona inquadratura. Così ho passato un periodo a strappare pagine, lasciando ovunque magazine monchi, per la gioia di Silvia. Ma credo di averne fatto buon uso.

Infine, ultima risorsa, i cari, vecchi amici. Sempre lì a portata di mano, che ti offrono personaggi come tu non sapresti inventarti neanche in mille anni.



In qualche maniera è così, ma mentre lavoravo a questa storia ho sentito la necessità di disegnare partendo da una documentazione abbastanza precisa.
Pur disegnando luoghi e situazioni a me familiari, ho voluto documentarmi per evitare che l'eccessiva confidenza mi facesse cadere nello stereotipo. A cominciare da Elia.
Anche io suono il sax soprano, ma non mi sono mai visto "da fuori" e poi l'identificazione tra me e lui era già abbastanza pronunciata senza metterci anche le fattezze fisiche.
Cercando in internet mi sono fatto una raccolta utilizzando soprattutto immagini di Steve Lacy, che aveva la corporatura giusta, e l'attitudine sullo strumento che richiedeva il mio personaggio.
Ecco un esempio:
Ho utilizzato queste immagini nelle tavole, come repertorio di pose e inquadrature. Così:
Per strumenti più difficili da disegnare, come la batteria, ho fatto dei piccoli studi "dinamici", integrando la mia "esperienza sul campo" con le foto, per cercare di non fare errori di "funzionamento" dello strumento (ora basta virgolette, però!)
Utilizzando poi questi schizzi come modelli durante il disegno delle tavole.

Anche per i luoghi ho fatto una ricerca in internet e un bel giro a fotografare strade, colline e case...


In altre occasioni, erano delle foto trovate su giornali e riviste, per caso, a suggerirmi un'idea per una buona inquadratura. Così ho passato un periodo a strappare pagine, lasciando ovunque magazine monchi, per la gioia di Silvia. Ma credo di averne fatto buon uso.

Infine, ultima risorsa, i cari, vecchi amici. Sempre lì a portata di mano, che ti offrono personaggi come tu non sapresti inventarti neanche in mille anni.



Grazie Manu!
sabato, ottobre 10, 2009
Materiali #2
Continuo ad accompagnare l'uscita del libro mettendo qui sul blog altro materiale che illustri un poco il mio modo di lavorare.
Oggi voglio raccontare della maniera in cui passo dall'idea alla tavola finita. Per lo meno della maniera che ho usato in questo libro, perché non sono uno che si affeziona ai metodi, un po' perché li metto sempre in discussione e un po' perché mi piace troppo idearne di nuovi.
Prendiamo come esempio le tavole 28 e 29
Per ogni capitolo, ho passato qualche giorno a scrivere appunti in forma di dialoghi su vari pezzi di carta ( a volte addirittura su un quaderno). Dopo aver fatto decantare quanto scritto per alcuni giorni ancora, ho preso un moleskine "leggero" (di quelli rilegati con il punto metallico) e ho cominciato a mettere quei frammenti di dialogo in vignette e raccogliere le vignette in tavole.
In maniera molto semplice, oserei dire grezza.
Quello che ne è venuto fuori non è una sceneggiatura e nemmeno uno storyboard. Come si vede, a volte ho schizzato delle forme di personaggi ma non erano assolutamente indicazioni per le inquadrature, lo facevo solo per prendere tempo se non mi veniva subito la battuta successiva del dialogo. In questa fase sentivo solo le voci, (come Bernadette!) non avevo bisogno di visualizzare l'azione. Non ho ancora capito se perché avevo già chiaro tutto o perché non ne avevo la più pallida idea (propendo comunque per la seconda ipotesi, come si vedrà dalla fatica fatta in seguito sulle tavole).
NOTA: Questo metodo si è ripetuto identico per tutto il libro con la sola variazione che a un certo punto ho trovato più divertente fare questo schema scrivendo al computer con un programmino giocattolo che si chiama "Comic life" .
A questo punto cominciavo a sudare sulle tavole. Una prima matita, come uno storyboard in grandezza naturale, con la mina cyan, e poi, direttamente su questa, una matita più definita con una mina 2b.

In questa fase non ho messo balloon, cho cercato di tenere a mente l'ingombro del testo e ho disegnato liberamente.

Una volta finito con la matita 2b, scrivevo qualche appunto a margine, su dubbi di composizione, o mi "cazziavo" su qualche sbaglio per ricordarmi di fare correzioni.
Poi scansionavo le tavole, correggevo le magagne più evidenti, filtravo togliendo il cyan, aggiungevo balloon e lettering con photoshop e mettevo un secondo colore al volo, con la tavoletta grafica, per vedere se l'atmosfera della tavola era quella voluta.

Se tutto mi soddisfaceva, quando avevo un capitolo completo, le tavole partivano via mail alla volta di Nathalie (la mia bravissima traduttrice, indispensabile!) e poi dell'editore. Se no, si ricominciava daccapo.

Una volta approvate le tavole entrava in campo il tavolo luminoso. Stampavo la bozza e lucidavo il tutto con una mina HB su un fabriano f4.

Ottenendo così la mia versione definitiva da colorare (se non sbaffavo tutto, la grafite non perdona!).

A questo punto, nuova scansione dei definitivi, aggiustamento minimo dei livelli (perché mi piaceva rimanesse l'effetto matita evidente), quindi, lettering definitivo (qui ovviamente ho messo quello italiano che troverete nell'edizione Rizzoli Lizard), colorazione semplice... insomma qualche oretta di photoshop
et voilà ecco le tavole completate.
Ho ripetuto il gioco per una novantina di tavole e il libro era fatto! Facile no?
Oggi voglio raccontare della maniera in cui passo dall'idea alla tavola finita. Per lo meno della maniera che ho usato in questo libro, perché non sono uno che si affeziona ai metodi, un po' perché li metto sempre in discussione e un po' perché mi piace troppo idearne di nuovi.
Prendiamo come esempio le tavole 28 e 29
Per ogni capitolo, ho passato qualche giorno a scrivere appunti in forma di dialoghi su vari pezzi di carta ( a volte addirittura su un quaderno). Dopo aver fatto decantare quanto scritto per alcuni giorni ancora, ho preso un moleskine "leggero" (di quelli rilegati con il punto metallico) e ho cominciato a mettere quei frammenti di dialogo in vignette e raccogliere le vignette in tavole.
In maniera molto semplice, oserei dire grezza.
Quello che ne è venuto fuori non è una sceneggiatura e nemmeno uno storyboard. Come si vede, a volte ho schizzato delle forme di personaggi ma non erano assolutamente indicazioni per le inquadrature, lo facevo solo per prendere tempo se non mi veniva subito la battuta successiva del dialogo. In questa fase sentivo solo le voci, (come Bernadette!) non avevo bisogno di visualizzare l'azione. Non ho ancora capito se perché avevo già chiaro tutto o perché non ne avevo la più pallida idea (propendo comunque per la seconda ipotesi, come si vedrà dalla fatica fatta in seguito sulle tavole).NOTA: Questo metodo si è ripetuto identico per tutto il libro con la sola variazione che a un certo punto ho trovato più divertente fare questo schema scrivendo al computer con un programmino giocattolo che si chiama "Comic life" .
A questo punto cominciavo a sudare sulle tavole. Una prima matita, come uno storyboard in grandezza naturale, con la mina cyan, e poi, direttamente su questa, una matita più definita con una mina 2b.

In questa fase non ho messo balloon, cho cercato di tenere a mente l'ingombro del testo e ho disegnato liberamente.

Una volta finito con la matita 2b, scrivevo qualche appunto a margine, su dubbi di composizione, o mi "cazziavo" su qualche sbaglio per ricordarmi di fare correzioni.
Poi scansionavo le tavole, correggevo le magagne più evidenti, filtravo togliendo il cyan, aggiungevo balloon e lettering con photoshop e mettevo un secondo colore al volo, con la tavoletta grafica, per vedere se l'atmosfera della tavola era quella voluta.

Se tutto mi soddisfaceva, quando avevo un capitolo completo, le tavole partivano via mail alla volta di Nathalie (la mia bravissima traduttrice, indispensabile!) e poi dell'editore. Se no, si ricominciava daccapo.

Una volta approvate le tavole entrava in campo il tavolo luminoso. Stampavo la bozza e lucidavo il tutto con una mina HB su un fabriano f4.

Ottenendo così la mia versione definitiva da colorare (se non sbaffavo tutto, la grafite non perdona!).

A questo punto, nuova scansione dei definitivi, aggiustamento minimo dei livelli (perché mi piaceva rimanesse l'effetto matita evidente), quindi, lettering definitivo (qui ovviamente ho messo quello italiano che troverete nell'edizione Rizzoli Lizard), colorazione semplice... insomma qualche oretta di photoshop
et voilà ecco le tavole completate.
Ho ripetuto il gioco per una novantina di tavole e il libro era fatto! Facile no?
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